Nei vecchi elettrodomestici l’oro può essere presente, ma solo in tracce e quasi sempre nelle parti elettroniche: ecco dove si trova davvero.
Quando si guarda un vecchio microonde lasciato in garage, una lavatrice fuori uso o una macchina del caffè ormai da buttare, la curiosità arriva quasi subito: dentro c’è davvero dell’oro? La risposta, in senso stretto, è sì, ma in quantità molto piccole e soprattutto in punti ben precisi. Non si trova nelle grandi parti metalliche che si vedono a occhio nudo, né nei motori o nelle carcasse, ma quasi sempre nelle componenti elettroniche che gestiscono il funzionamento dell’apparecchio.
È proprio questo l’aspetto che spesso crea confusione. Quando si parla di metalli preziosi presenti nei vecchi apparecchi domestici, si immagina chissà quale valore nascosto, mentre nella realtà si tratta di tracce minime usate per motivi tecnici. L’oro viene impiegato perché garantisce una buona conducibilità elettrica e resiste bene all’ossidazione, qualità utili nei contatti che devono restare affidabili nel tempo.

Dove si concentra davvero l’oro nei vecchi apparecchi
Nei vecchi elettrodomestici il punto più interessante è quasi sempre la scheda elettronica di controllo. È lì che si possono trovare piccolissime quantità di oro, soprattutto nei connettori, nei pin di collegamento, in alcuni relè e in certi contatti elettrici. Nei modelli più evoluti possono essere coinvolti anche moduli digitali e display, che concentrano la parte più delicata dell’elettronica.
Al contrario, le parti più ingombranti dell’elettrodomestico, come il cestello della lavatrice, la carcassa di un forno o il compressore di un frigorifero, contengono soprattutto materiali diversi, come acciaio, rame, alluminio e plastica. Per questo chi si occupa di recupero sa bene che il valore non sta quasi mai nella struttura dell’apparecchio, ma nelle schede elettroniche.
Gli apparecchi che possono avere un contenuto leggermente più interessante sono quelli con una gestione elettronica più complessa. Lavatrici, lavastoviglie, microonde, climatizzatori, caldaie e alcuni piccoli elettrodomestici digitali possono avere componenti più ricchi di contatti e moduli rispetto ai modelli più semplici.
Perché non conviene cercare di recuperarlo in casa
Anche se l’oro c’è, la quantità resta in genere molto bassa e cambia in base a marca, anno, qualità dei componenti e stato dell’apparecchio. Per questo l’idea di estrarlo in casa è quasi sempre poco conveniente. Non solo: può diventare anche rischiosa, perché i processi seri di recupero richiedono competenze specifiche, attrezzature adeguate e trattamenti chimici che non si improvvisano.
Il punto più utile, quindi, non è inseguire facili illusioni, ma capire dove si trova davvero il materiale interessante e affidarlo ai canali corretti di smaltimento o recupero. Nei RAEE, infatti, il valore reale non sta nella promessa di trovare oro in quantità, ma nel recupero corretto delle componenti elettroniche e degli altri materiali riutilizzabili.